Morte dopo il talk show
Una confessione in un talk show, tre giorni dopo uno sparo mortale: il caso Scott Amedure sconvolse gli Stati Uniti.
Il 9 marzo 1995 Jonathan Schmitz andò con un fucile da caccia alla roulotte di Scott Amedure a Lake Orion, nel Michigan. Gli sparò due volte al petto. Amedure non sopravvisse. Aveva trentadue anni.
Tre giorni prima i due conoscenti erano seduti insieme su un palco a Chicago. Il «Jenny Jones Show» registrava una puntata sulle cotte segrete. Schmitz era stato invitato perché un ammiratore segreto voleva rivelarsi. Che sarebbe stato un uomo, disse in seguito, non lo sapeva. Davanti a un pubblico che schiamazzava, Amedure confessò i suoi sentimenti e descrisse una fantasia. Schmitz rise, dichiarò di essere eterosessuale e sembrò tranquillo.
La puntata non fu mai trasmessa. Poco prima del delitto Schmitz trovò un messaggio allusivo sulla sua porta. Comprò un’arma, uccise Amedure e poi si costituì alla polizia. In televisione era stato messo in ridicolo, dichiarò.
In tribunale la difesa si basò sul cosiddetto «gay panic», cioè l’idea che l’interesse di un uomo possa gettare un uomo eterosessuale in uno stato d’eccezione. Attivisti come Jeffrey Montgomery della Triangle Foundation di Detroit combatterono questa rappresentazione. Il caso cambiò il modo in cui i crimini d’odio contro le persone queer venivano trattati nei tribunali e dalla polizia. Schmitz fu condannato per omicidio di secondo grado a una pena da venticinque a cinquant’anni. La prima sentenza fu annullata, un secondo processo confermò la pena. Dopo ventidue anni fu rilasciato in libertà vigilata.
Anche lo show finì in tribunale. Una giuria riconobbe alla famiglia di Amedure venticinque milioni di dollari, ma la sentenza non resse in appello. I produttori non erano responsabili, stabilì la corte. Il caso divenne comunque il simbolo di una televisione che esibiva le persone per l’audience. E di un giovane che pagò con la vita una confessione sincera.