Un modulo invece di una perizia
Un modulo invece di una perizia: la Spagna punta sull’autodeterminazione per l’indicazione del sesso.
Il 2 marzo 2023 in Spagna entra in vigore una legge per cui si è lottato per anni. La «Ley Trans» permette alle persone trans dai sedici anni di cambiare l’indicazione del sesso con una semplice dichiarazione allo stato civile. Non serve più una perizia psichiatrica, né un trattamento ormonale. La Spagna è così il primo grande Paese europeo a puntare con coerenza sull’autodeterminazione.
La strada era stata in salita. Attiviste e attivisti arrivarono persino allo sciopero della fame per far partire la riforma. Poi il progetto divise la coalizione di governo di sinistra. Il ministero dell’Uguaglianza lo portava avanti, parte dei socialisti e del movimento femminista si opponeva. Mettevano in guardia dall’incertezza giuridica e vedevano minacciati i diritti delle donne. Il dibattito divenne astioso. Le persone trans finirono ancora di più nel mirino dell’ostilità.
Nel febbraio 2023 la legge fu infine approvata dal Parlamento. Regola molto più dell’indicazione del sesso: vieta le terapie di conversione e prevede misure di tutela nella sanità, nel lavoro, nell’istruzione e contro la violenza. Anche le persone trans migranti possono adeguare i loro documenti spagnoli se il loro Paese d’origine non lo consente.
Per i giovani vale un sistema graduale. Tra i quattordici e i sedici anni devono partecipare i genitori, tra i dodici e i quattordici serve un’autorizzazione del giudice. I bambini più piccoli possono cambiare solo il nome. Proprio questa parte fu la più contestata in Parlamento.
Critiche arrivarono anche dalla comunità stessa. La legge non prevede un’opzione per le persone non binarie: conosce ancora solo «uomo» e «donna». Eppure la giornata è considerata una pietra miliare per i diritti trans in Europa.