La suffragetta che restò a Bajina Bašta
Si batté per il voto alle donne, salvò orfani serbi e lasciò tutto alla sua compagna Vera Holme.
Il 21 marzo 1920 morì a Bajina Bašta, una piccola località sulla Drina nella Serbia occidentale, una britannica che lì non è stata dimenticata. Evelina Haverfield aveva 52 anni, la causa fu una polmonite. Da quasi dieci anni viveva con Vera Holme.
Haverfield veniva dalla nobiltà scozzese e si unì presto alle suffragette. Durante una manifestazione colpì un poliziotto e fu arrestata. In quel movimento conobbe Holme. «Jack», come veniva chiamata Holme, faceva da autista a Emmeline Pankhurst per Londra, in livrea e unica donna in quel mestiere. Dal 1911 le due vissero insieme nel Devon.
La guerra le portò in Serbia nel 1915. Con gli Scottish Women’s Hospitals curarono i feriti; Holme guidava le ambulanze. Durante l’avanzata degli Imperi centrali furono entrambe fatte prigioniere e liberate solo nel 1916. Seguirono missioni in Romania e in Russia.
Dopo la guerra tornarono. A Bajina Bašta Haverfield allestì un orfanotrofio in un ex caffè; vi trovarono posto circa cento bambini. Andava di villaggio in villaggio a curare bambini malati. Dopo circa un anno era lei stessa gravemente malata.
Il suo testamento era eloquente. Haverfield nominò Vera Holme unica erede. Le due donne non avevano una parola per la loro relazione, ma oggi è considerata più una coppia che un’amicizia. Dopo la morte della compagna Holme restò ancora due anni all’orfanotrofio. Poi si trasferì in Scozia, insieme ad altre due veterane della Serbia.
Haverfield fu sepolta con gli onori militari nel cimitero della chiesa di Sant’Elia. Riposa ancora lì. Un centro sanitario del paese porta il suo nome. Sulla sua lapide si legge che lavorò con zelo instancabile per il popolo serbo.