Matrimonio egualitario, quindici anni dopo l’unione registrata
Quindici anni dopo l’unione registrata, la Finlandia aprì il matrimonio egualitario nello stesso giorno del calendario.
Il 1º marzo 2017 le coppie dello stesso sesso in Finlandia poterono sposarsi per la prima volta. La data aveva un significato particolare. Esattamente quindici anni prima, il 1º marzo 2002, era entrata in vigore la legge sull’unione registrata. Dava alle coppie quasi tutti i diritti del matrimonio. Ma appunto solo quasi: le adozioni congiunte restavano vietate, così come un cognome comune.
Se la Finlandia colmò questa lacuna, lo deve soprattutto alla sua società civile. Dopo il fallimento di un precedente tentativo in Parlamento, un’iniziativa popolare raccolse oltre centocinquantamila firme. Nel novembre 2014 il Parlamento approvò di misura, mentre fuori migliaia di persone festeggiavano. Ci vollero però più di due anni perché la legge, con gli adeguamenti necessari, potesse entrare in vigore. E poche settimane prima della scadenza il Parlamento dovette ancora pronunciarsi su una controiniziativa che voleva limitare di nuovo il matrimonio a uomo e donna. Fallì nettamente.
Quando arrivò il momento, molte coppie scelsero la via più semplice. Chi era già registrato poteva convertire l’unione in matrimonio con un semplice modulo all’ufficio di stato civile. Una pratica burocratica poco spettacolare, eppure per molti un momento commovente. Nel primo mese lo fecero circa settecentosettanta coppie, a cui si aggiunsero quasi novanta nuovi matrimoni. Dal 1º marzo 2017 non si potevano più registrare nuove unioni.
La Finlandia era così l’ultimo Paese nordico ad avere il matrimonio egualitario. Più difficoltà ebbe la Chiesa evangelica luterana. Ufficialmente restava fedele al matrimonio tra uomo e donna, ma una rete informale di «pastori arcobaleno» sposava comunque coppie dello stesso sesso. Questi matrimoni erano comunque validi, perché in Finlandia il matrimonio è una questione civile.