La mattina in cui il Cile aprì il matrimonio
Due padri, due figli, un sì: il 10 marzo 2022 a Santiago si sposò la prima coppia dello stesso sesso del Cile.
Il 10 marzo 2022 Javier Silva e Jaime Nazar si trovavano di primo mattino all’ufficio di stato civile di Providencia, un quartiere di Santiago, la capitale cilena. I loro due figli piccoli guardavano mentre i due uomini si dicevano sì. Era il primo matrimonio tra persone dello stesso sesso nella storia del Cile. Lo stesso giorno era entrata in vigore la nuova legge sul matrimonio.
Neanche mezz’ora dopo, nello stesso ufficio, si sposarono Consuelo Morales e Pabla Heuser. Le due donne erano una coppia da diciassette anni e avevano una figlia piccola. Fino ad allora, nelle coppie dello stesso sesso solo un genitore aveva pieni diritti. La nuova legge cambiava proprio questo: portava non solo il matrimonio, ma anche il diritto di adozione e la piena genitorialità per entrambi.
La strada era stata lunga. Dal 2015 in Cile le coppie potevano sì stipulare un’unione civile, ma i figli ne restavano esclusi. L’organizzazione Movilh aveva presentato già nel 2012 un ricorso alla Commissione interamericana dei diritti umani. La presidente Michelle Bachelet presentò poi un disegno di legge che restò per anni fermo in Parlamento. La svolta arrivò proprio dal suo successore conservatore Sebastián Piñera, che nel giugno 2021 si schierò a sorpresa a favore del matrimonio egualitario. A dicembre il Congresso approvò, e novanta giorni dopo la legge divenne efficace.
Dopo la cerimonia Piñera ricevette la coppia di uomini appena sposata nel palazzo presidenziale. Il giorno dopo consegnò l’incarico a Gabriel Boric, che si era già congratulato pubblicamente con i due.
«Ce l’abbiamo fatta», disse Silva dopo la cerimonia. Non se lo sarebbe aspettato. Per un Paese in cui il sesso tra uomini era stato reato fino al 1999, quel giovedì mattina segnò una svolta.