Nemmeno un voto di troppo
Centouno voti, non uno di più: come la Cechia fu il primo Paese dell’ex blocco orientale a introdurre le unioni per omosessuali.
Il 15 marzo 2006 alla Camera dei deputati di Praga molti trattennero il respiro. Al voto c’era una legge che per la prima volta doveva permettere alle coppie dello stesso sesso di registrare la propria relazione. Entrambe le camere del Parlamento l’avevano già approvata. Ma il presidente Václav Klaus aveva posto il veto. Lo Stato si sarebbe intromesso troppo nella vita privata delle persone, era la sua motivazione.
Per superare il veto serviva la maggioranza assoluta di centouno deputati su duecento. La situazione era confusa, perché molti votavano secondo coscienza e non secondo la linea di partito. I cristiano-democratici, al governo, respingevano il testo. Parte dell’opposizione di centrodestra accusava il primo ministro Jiří Paroubek di farne un tema di campagna elettorale poco prima delle elezioni. Sei tentativi precedenti erano falliti negli anni prima.
Alla fine votarono a favore esattamente centouno deputati. Nemmeno un voto in più del necessario. Tra attiviste e attivisti, che prima avevano sentito tutt’altre cifre, esplose la gioia.
La Cechia divenne così il primo Paese dell’ex blocco orientale a riconoscere per legge le unioni tra persone dello stesso sesso. La legge entrò in vigore il 1º luglio 2006. Regolava tra l’altro il diritto successorio, l’informazione sullo stato di salute del partner e il diritto di non dover testimoniare contro di lui. L’adozione restava esclusa, così come diverse cose di cui le coppie sposate godono come ovvie.
La lotta continuò. In seguito l’unione fu ampliata, ma l’apertura del matrimonio non trovò una maggioranza in Parlamento. La sera del marzo 2006 resta comunque una svolta per tutta l’Europa centrale. A volte un solo voto decide il futuro di molti.