Amnesty lancia l’allarme per la lapidazione
Amnesty avvertì nel 2019: in Brunei il sesso tra uomini doveva essere punito con la lapidazione. Poi arrivò il boicottaggio.
Il 27 marzo 2019 Amnesty International lanciò un avvertimento urgente all’opinione pubblica mondiale. Nel sultanato del Brunei, sull’isola del Borneo, nel giro di pochi giorni sarebbero entrate in vigore nuove norme penali. Il sesso tra uomini avrebbe potuto essere punito con la morte per lapidazione, il furto con un’amputazione. Il Brunei doveva fermare subito questi piani crudeli, chiese l’organizzazione. E il mondo doveva condannarli senza ambiguità.
Il governo aveva a malapena annunciato le nuove parti del suo codice penale della sharia. Era bastato un discreto avviso sul sito del procuratore generale. La legge veniva introdotta per gradi dal 2014; le norme più dure erano rimaste congelate per anni dopo forti critiche. Gli atti tra persone dello stesso sesso in Brunei erano già vietati e puniti con lunghe pene detentive. Ora sarebbe stato l’unico Paese del Sud-est asiatico a prevedere per questo la pena di morte. Le donne rischiavano frustate per rapporti lesbici.
L’avvertimento non cadde nel vuoto. In pochi giorni George Clooney chiamò al boicottaggio degli hotel di lusso di proprietà del sultano, tra cui il Dorchester a Londra e il Beverly Hills Hotel. Elton John ed Ellen DeGeneres si unirono. Diverse aziende vietarono ai loro dipendenti di soggiornare in quegli alberghi, e anche le Nazioni Unite condannarono la legge.
All’inizio di maggio il sultano Hassanal Bolkiah cedette, almeno in parte. In un discorso all’inizio del Ramadan dichiarò che la moratoria di fatto sulle esecuzioni, in vigore da decenni, valeva anche per il nuovo diritto penale. Di una marcia indietro non volle sentir parlare e preferì parlare di malintesi. La legge restò in vigore, così come le pene corporali e le amputazioni. La pena di morte per l’amore resta quindi nel codice, semplicemente non viene eseguita.