Uno stallo in Parlamento
Una frase nel codice civile, uno stallo in Parlamento: come il Kosovo frenò nel 2022 le unioni tra persone dello stesso sesso.
La sera del 16 marzo 2022 il Parlamento di Pristina votò un nuovo codice civile. L’ampio testo doveva modernizzare gran parte del diritto privato. Una sola frase scatenò il putiferio: le unioni registrate tra persone dello stesso sesso erano ammesse. I dettagli li avrebbe dovuti regolare una legge successiva.
Il risultato fu quanto mai risicato. Solo 28 dei 120 deputati votarono a favore, più o meno altrettanti contro, alcuni si astennero. Il testo era quindi fallito. Il Kosovo sarebbe stato il primo Paese a maggioranza musulmana a prevedere per legge le unioni tra persone dello stesso sesso. Persino deputati del partito del primo ministro Albin Kurti, il cui governo aveva presentato il progetto, votarono contro. Nel dibattito molti si richiamarono alla famiglia e alla religione. Kurti replicò che i diritti appartengono a tutti.
Il giorno dopo decine di attiviste e attivisti si radunarono a Pristina. «Omofobi, in Parlamento non c’è posto per voi», gridavano. Blert Morina del Centre for Equality and Liberty ricordò che il Kosovo è governato secondo la sua Costituzione e non secondo testi religiosi. E questa Costituzione vieta espressamente la discriminazione basata sull’orientamento sessuale.
La comunità però non era del tutto soddisfatta nemmeno del progetto. Manteneva il matrimonio come unione tra uomo e donna e rinviava le coppie dello stesso sesso a una legge in un momento indeterminato. Human Rights Watch chiese perciò di aprire direttamente il matrimonio invece di creare un regime speciale.
Da allora è successo poco. Kurti annunciò un nuovo tentativo nel 2024, ma le comunità religiose continuano a mobilitarsi. In Kosovo il riconoscimento giuridico delle coppie dello stesso sesso si fa attendere.