Il governatore che cambiò idea
Un governatore vieta nel 1999 il matrimonio egualitario a Porto Rico. Anni dopo lo stesso uomo lo sostiene.
Il 19 marzo 1999 Pedro Rosselló, governatore di Porto Rico, firmò una legge che ridefiniva il matrimonio sull’isola caraibica. Da allora era espressamente un contratto civile con cui «un uomo e una donna» si impegnano reciprocamente a essere marito e moglie. Allo stesso tempo i matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati altrove non potevano essere riconosciuti sull’isola.
La legge non veniva dal nulla. Negli anni Novanta un tribunale delle Hawaii aveva prospettato la possibilità di un matrimonio per le coppie dello stesso sesso. Molti Stati americani reagirono con divieti. Porto Rico seguì.
L’effetto durò a lungo. Ancora nell’ottobre del duemilaquattordici un giudice federale di San Juan confermò il divieto, mentre in tutto il Paese i tribunali abbattevano in serie leggi simili. Nella motivazione chiese persino se ora avrebbero vacillato anche le leggi contro la poligamia o l’incesto. Attiviste e attivisti reagirono indignati.
Poi arrivò la svolta, e arrivò in fretta. Nella primavera del duemilaquindici il governo dell’isola dichiarò che non avrebbe più difeso il divieto in tribunale. A giugno la Corte suprema degli Stati Uniti stabilì che le coppie dello stesso sesso possono sposarsi ovunque. A metà luglio a Porto Rico furono rilasciate le prime licenze di matrimonio a coppie di donne e di uomini.
Notevole è il ripensamento dell’uomo che un tempo aveva firmato il divieto. Pedro Rosselló, a lungo considerato conservatore, anni dopo si espresse pubblicamente e senza riserve a favore del matrimonio egualitario. È un’epoca in cui bisogna parlare di diritti umani, disse.
Una ventina d’anni dopo la sua firma il divieto scomparve definitivamente dai testi: il nuovo codice civile di Porto Rico formula il matrimonio in modo neutro rispetto al genere.