I Principi di Yogyakarta presentati a Ginevra
Nel 2007 un documento presentato a Ginevra spiegò che cosa significano i diritti umani per le persone queer. Il suo effetto dura ancora.
Il 26 marzo 2007 a Ginevra fu presentato un documento destinato a segnare a lungo il lavoro internazionale sui diritti umani. A margine della sessione del Consiglio per i diritti umani dell’ONU, ventinove esperte ed esperti di venticinque Paesi presentarono i Principi di Yogyakarta. Prendono il nome dalla città indonesiana in cui il gruppo si era riunito nel novembre dell’anno precedente all’Università Gadjah Mada e aveva approvato il testo all’unanimità.
L’idea era tanto semplice quanto audace. Invece di chiedere nuovi diritti, gli esperti volevano mostrare ciò che il diritto internazionale esistente contiene da tempo. I diritti umani valgono per tutti, quindi anche per lesbiche, gay, persone bisessuali e trans. I ventinove principi lo declinano: dalla protezione contro la tortura e la detenzione arbitraria al diritto alla vita privata, fino all’istruzione, al lavoro e alla salute. A ogni principio sono associate raccomandazioni concrete agli Stati.
Tra i firmatari c’erano nomi noti. Mary Robinson, ex presidente dell’Irlanda ed ex Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani, ne faceva parte, così come giudici, relatori speciali e attiviste di Africa, Asia, America latina ed Europa. Come relatore, il giurista irlandese Michael O’Flaherty segnò il testo in modo decisivo.
I principi non sono giuridicamente vincolanti, e i critici rimproverano loro ancora oggi di andare oltre il diritto vigente. Il loro effetto però lo hanno avuto. Tribunali, istituzioni nazionali per i diritti umani e organismi dell’ONU li hanno ripresi, e per molte organizzazioni sono diventati una cassetta degli attrezzi. Anche le loro definizioni di orientamento sessuale e identità di genere sono state usate ben oltre Ginevra.
Dieci anni dopo si aggiunse un’integrazione, «YP plus 10». L’idea di fondo restò la stessa: i diritti umani non conoscono eccezioni.