Max Jacob muore nel campo di Drancy
Un poeta queer, amico di Picasso e Cocteau, muore nel campo di Drancy, poco prima del convoglio per Auschwitz.
Il 5 marzo 1944 il poeta e pittore francese Max Jacob muore nel campo di raccolta di Drancy, vicino a Parigi. Ha sessantasette anni, è indebolito da una polmonite, e il suo nome figura già sulla lista del prossimo convoglio per Auschwitz.
Jacob era nato in Bretagna in una famiglia ebrea. Da giovane si trasferì a Parigi, dove a Montmartre divise una stanza con l’ancora sconosciuto Pablo Picasso. Presto entrò nella cerchia più stretta dell’avanguardia, amico di Apollinaire, Modigliani e Jean Cocteau. La sua raccolta «Le Cornet à dés» è considerata ancora oggi una pietra miliare del poema in prosa moderno.
Jacob era omosessuale. Tra gli amici non ne faceva quasi mistero, ma con sé stesso era spesso in conflitto. Dopo una visione di Cristo si convertì al cattolicesimo e sperò che la fede lo aiutasse a dominare il suo desiderio. Questa contraddizione lo accompagnò per tutta la vita.
Trascorse gli ultimi anni ritirato a Saint-Benoît-sur-Loire, vicino a un’abbazia benedettina. Per gli occupanti, nonostante il battesimo, restava un ebreo. I suoi fratelli e sorelle furono deportati e uccisi. Nel febbraio 1944 la Gestapo andò a prenderlo dopo la messa del mattino. Passando per il carcere di Orléans arrivò a Drancy.
I suoi amici mossero ogni leva. Cocteau scrisse una domanda di grazia che attraverso intermediari arrivò fino all’ambasciata tedesca. Ma la liberazione sperata arrivò troppo tardi.
Max Jacob non fu perseguitato per la sua omosessualità, ma per la sua origine ebraica. La sua storia mostra però quante forme di esclusione potessero concentrarsi in un solo essere umano. Poco dopo la sua morte Paul Éluard parlò apertamente di un poeta ucciso dai nazisti. La Francia lo onorò poi ufficialmente come «poète mort pour la France».