Le nozze di Kro Bao Ach Kok
Due donne, un villaggio, una festa: nel 1995 Khav Sokha e Pum Eth si sposarono con la benedizione delle autorità. Un caso unico.
Il 12 marzo 1995 il villaggio di Kro Bao Ach Kok, a circa quattordici chilometri da Phnom Penh, festeggiò un matrimonio di cui presto avrebbe parlato tutto il Paese. Khav Sokha e Pum Eth si dissero sì. Erano due donne.
Vennero oltre duecentocinquanta invitati, parenti, vicini e molti curiosi. Sokha, allora trentacinquenne, indossava camicia e pantaloni, capelli corti, e parlava di sé usando la forma maschile del khmer. Eth, trentunenne, la chiamava semplicemente «mio marito». Le due si erano conosciute solo pochi mesi prima. Sokha girava per i villaggi come guaritrice e curava Eth, malata da anni. Dopo la guarigione, a gennaio, arrivò la proposta. Eth accettò subito e mandò via due pretendenti maschi.
La strada verso le nozze fu comunque in salita. Le autorità trovavano strana la richiesta. Alla fine le convinse un argomento molto pratico: Sokha aveva già tre figli da un matrimonio precedente. Due donne senza figli, si disse, non avrebbero potuto sposarsi. Il giorno delle nozze il ghiaccio si era sciolto al punto che uno dei governatori della provincia di Kandal regalò alla coppia cinquanta dollari.
Giuridicamente questo matrimonio non sarebbe mai dovuto esistere. La legge sulla famiglia del 1989 descrive il matrimonio come un contratto tra uomo e donna, la Costituzione del 1993 parla di «un marito e una moglie». Eppure l’unione è considerata l’unico matrimonio civile tra persone dello stesso sesso conosciuto nella storia della Cambogia.
Dopo tre giorni di luna di miele dai genitori di Eth, la coppia si trasferì dalla madre di Sokha. Lì, raccontarono le due al Phnom Penh Post, ogni giorno era una luna di miele.
Il matrimonio restò comunque un caso isolato. Dal 2018 in molti comuni le coppie dello stesso sesso possono almeno firmare una «dichiarazione di relazione familiare». Non è giuridicamente vincolante, ma offre una prima protezione.