Un codice penale scritto da una penna ginevrina
Nel 1958 un vallesano scrisse un codice penale per l’Etiopia. A differenza della Svizzera, vi si puniva l’omosessualità.
Il 5 maggio 1958 in Etiopia entrò in vigore un nuovo codice penale. Doveva portare l’impero di Hailé Selassié nella modernità. A scriverlo però non era stato un etiope, ma un vallesano.
Jean Graven, nato a Sion, insegnava diritto penale all’Università di Ginevra e presiedeva la Corte di cassazione ginevrina. Nel 1953 il Negus gli affidò il compito di redigere per l’Etiopia un codice penale e un codice di procedura penale. Il risultato fu promulgato nel luglio 1957 ed entrò in vigore quasi dieci mesi dopo. Il modello principale era il Codice penale svizzero del 1937, integrato con elementi di Francia, Scandinavia e altri Paesi.
Proprio sull’omosessualità però il codice etiope prese una strada diversa dal suo modello. In Svizzera gli atti consensuali tra uomini adulti non erano punibili dal 1942, purché si rispettasse l’età del consenso di allora, 20 anni. La legge per Addis Abeba conteneva invece un capitolo sulle cosiddette deviazioni sessuali. L’articolo 600 puniva con il carcere gli atti tra persone dello stesso sesso.
È notevole anche perché l’Etiopia non è mai stata una colonia europea. Molti divieti in Africa risalgono al diritto coloniale britannico. Qui invece uno Stato indipendente inserì da sé la norma nella legge, con uno svizzero come architetto.
La linea resse. Anche il codice penale riveduto del 2004 punisce gli atti tra persone dello stesso sesso, espressamente anche tra donne. A lungo fu applicato raramente. Nel 2023 però il Dipartimento di Stato americano riferì di arresti e di locali chiusi perché considerati accoglienti verso le persone queer. La polizia di Addis Abeba istituì persino una linea telefonica per segnalare tali attività.
Graven morì nel 1987 a Marrakech. Il suo codice segnò il diritto etiope per decenni. Per le persone queer i suoi effetti si fanno sentire ancora oggi.