La prima fiaccolata contro l’AIDS
Candele contro il silenzio: nel 1983 uomini malati di AIDS marciarono per la prima volta loro stessi in testa a un corteo.
Il 2 maggio 1983 migliaia di persone sfilarono con candele nel quartiere Castro di San Francisco. Era la prima fiaccolata contro l’AIDS, e non somigliava a nulla di ciò che c’era stato prima. In testa non c’erano medici o politici, ma uomini essi stessi malati di AIDS.
La malattia allora era appena compresa. Come si trasmettesse non era ancora chiaro, e una cura non esisteva. I media ne parlavano poco, e quando lo facevano, spesso con molti pregiudizi. Molti uomini gay perdevano casa o lavoro non appena si sapeva della loro diagnosi.
In questa situazione quattro giovani decisero di dare un volto alla malattia: Bobbi Campbell, Bobby Reynolds, Dan Turner e Mark Feldman. Tutti e quattro erano malati e sapevano che probabilmente restava loro poco tempo. Il loro obiettivo era semplice: onorare i morti, sostenere i vivi e dare un volto umano ai numeri nudi. Organizzarono la marcia senza Internet, con volantini, manifesti e catene telefoniche. La stessa sera anche a New York le persone scesero in strada con le candele.
Un dettaglio rese speciale la serata di San Francisco. Lo striscione di testa potevano portarlo solo persone con l’AIDS, e solo loro presero la parola. Vi si leggeva «Fighting for Our Lives». Chi fino ad allora era stato descritto come vittima si presentava ora come protagonista.
Da quella sera nacque una tradizione. Dal 1984 ogni anno a maggio si tiene l’International AIDS Candlelight Memorial, ormai in molti Paesi del mondo. Ricorda i morti e allo stesso tempo sostiene le persone che oggi vivono con l’HIV.
Bobbi Campbell non ne vide molto. Morì nell’agosto 1984, a soli trentadue anni. Ma la sua idea vive ancora, ogni anno, appena da qualche parte nel mondo si riaccendono le candele.