Matrimonio egualitario per decisione del Consiglio di giustizia
Il Brasile apre il matrimonio per decisione giudiziaria: i notai non possono più respingere le coppie dello stesso sesso.
Il 14 maggio 2013 a Brasília viene presa una decisione che cambia un intero Paese, senza che un parlamento abbia votato. Il Consiglio nazionale di giustizia (CNJ), l’organo di vigilanza della giustizia brasiliana, approva con 14 voti contro 1 una risoluzione: i notai non possono più rifiutare il matrimonio alle coppie dello stesso sesso. Le unioni civili esistenti devono, su richiesta, essere convertite in matrimoni.
La proposta viene da Joaquim Barbosa, presidente al tempo stesso del CNJ e del Supremo tribunale federale. Il Consiglio, spiega, non fa che rimuovere ostacoli che frenano una sentenza vincolante. Si tratta della decisione del Supremo tribunale del 2011, che aveva equiparato le coppie dello stesso sesso in unione stabile alle coppie eterosessuali. Molti notai continuavano comunque a rifiutare, mentre giudici di singoli Stati seguivano già strade proprie. Votò contro solo la rappresentante della giustizia del lavoro. Semplicemente non vedeva alcuna base legale.
La risoluzione entra in vigore il 16 maggio. Da allora le coppie possono sposarsi in tutto il Paese, benché manchi una legge del Congresso. Deputati conservatori ed evangelici bloccavano da anni simili progetti. La tutela poggia quindi sulla giurisprudenza e su una decisione amministrativa, che si può ancora impugnare davanti al Supremo tribunale. Ciononostante il Brasile da allora è considerato uno dei Paesi con il matrimonio egualitario, dopo Argentina e Uruguay. L’associazione brasiliana di lesbiche, gay, persone bi e trans parlò di un passo importante verso l’uguaglianza.
Per molte coppie una controversia legale diventò così un appuntamento dal notaio. L’anno precedente circa 1300 coppie avevano fatto registrare la loro unione, ed era solo l’inizio.