L’OMS cancella l’omosessualità dalla sua lista delle malattie
Il 17 maggio 1990 l’OMS cancellò l’omosessualità dal suo catalogo delle malattie. L’IDAHOBIT lo ricorda ancora oggi.
Il 17 maggio 1990 la quarantatreesima Assemblea mondiale della sanità dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) approvò la decima revisione della Classificazione internazionale delle malattie, l’ICD-10. L’omosessualità scomparve così dall’elenco dei disturbi mentali. Per le persone gay e lesbiche di tutto il mondo fu una svolta, perché la più importante opera di riferimento medica le aveva fino ad allora classificate come malate.
Ancora la nona revisione del 1977 elencava l’omosessualità tra i disturbi nevrotici e di personalità. L’Associazione americana di psichiatria aveva abbandonato questa classificazione già nel 1973; l’OMS ebbe bisogno di altri diciassette anni. Così rimase a lungo in vigore un catalogo di enorme peso, capace di dare ai pregiudizi una patina apparentemente scientifica.
Per essere precisi: la decisione del 1990 era inizialmente una dichiarazione d’intenti. La modifica divenne ufficiale solo con la pubblicazione dell’ICD-10 nel 1992. L’OMS incoraggiò i Paesi membri a seguire la raccomandazione negli anni successivi. Il giorno del voto restò comunque la data a cui il movimento faceva riferimento.
L’attivista francese Louis-Georges Tin la riprese nel 2004 e propose una giornata d’azione. Da allora il 17 maggio, Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, in breve IDAHOBIT, ricorda il passo dell’OMS. Il Centro per i diritti umani dell’Università di Pretoria usò la giornata nel 2024 per celebrare progressi in Africa, come la depenalizzazione a Mauritius, e al tempo stesso segnalare l’inasprimento delle leggi in Uganda e Ghana. Ancora oggi la giornata serve a informare sulla discriminazione. Mostra anche che una voce in un catalogo era solo un inizio.