Un partito queer sulla scheda elettorale
Sulla scheda grazie a una sentenza: Ang Ladlad si presenta alle elezioni, primo partito LGBT delle Filippine.
Il 10 maggio 2010 le Filippine elessero un nuovo Parlamento, e per la prima volta sulla scheda c’era un partito che si impegnava espressamente per lesbiche, gay, persone bisessuali e trans. Si chiamava Ang Ladlad. La parola viene dal tagalog e significa più o meno «dispiegare». Si intende il coming out.
Il partito era stato fondato dallo scrittore Danton Remoto nel 2003. Voleva dare voce a una minoranza che fino ad allora in Parlamento semplicemente non esisteva. La sua strada verso il Parlamento doveva passare per le cosiddette liste di partito, con cui gruppi sociali ottengono una propria rappresentanza alla Camera dei rappresentanti. Ma la commissione elettorale non volle saperne. Una prima domanda fallì, presumibilmente per un numero insufficiente di iscritti. Alla fine del 2009 arrivò il secondo rifiuto, questa volta con una motivazione esplicita: il gruppo promuoveva l’immoralità, e gli omosessuali erano una minaccia per i giovani.
Ang Ladlad si rivolse alla Corte suprema e vinse. Nell’aprile 2010, poche settimane prima del voto, i giudici annullarono le decisioni della commissione. Il gruppo soddisfaceva tutti i requisiti di legge. Il solo rifiuto sociale non giustificava un’esclusione, tanto più che gli atti omosessuali nelle Filippine non erano nemmeno reato.
Alle urne il successo fu modesto. Ang Ladlad ottenne poco più di 110 000 voti, quasi lo 0,4 per cento. Per un seggio sarebbe servito il due per cento. Nemmeno tre anni dopo bastò, e nel 2015 la commissione elettorale cancellò il partito dalla lista.
Eppure non ha fallito. Ang Ladlad aveva dimostrato che le persone queer possono presentarsi come forza politica in un Paese fortemente cattolico. Se necessario con la benedizione della più alta corte.