Un incontro diventa reato
Un incontro come reato: ventuno persone furono processate in Ghana perché si erano riunite.
Il 21 maggio 2021 nella città ghanese di Ho ventuno persone comparvero davanti al Circuit Court. Sedici donne e cinque uomini, tra i venti e i trentacinque anni secondo i media, erano stati arrestati il giorno prima in un albergo per personale infermieristico e ostetriche. L’accusa era di «riunione illegale». Il tribunale respinse la libertà su cauzione e mise tutti in custodia cautelare.
La polizia parlò di una conferenza per promuovere le cause LGBTQ e citò opuscoli sequestrati, per esempio con i titoli «Coming Out» e «All About Trans». Trattenne anche i cellulari degli arrestati. Un portavoce della polizia dichiarò che dietro l’incontro c’era un piano chiaro per diffondere la vita queer. L’organizzazione Rightify Ghana ribatté che si trattava di una formazione. I partecipanti avrebbero imparato a documentare e segnalare le violazioni dei diritti umani contro le persone queer. Attivisti riferirono inoltre che alcuni giornalisti avevano fatto irruzione nell’evento e trattenuto i presenti fino all’arrivo della polizia.
Il caso cadde in un anno di crescente ostilità. A febbraio era stato chiuso il centro comunitario di LGBT+ Rights Ghana ad Accra. Nel Paese gli atti tra persone dello stesso sesso sono punibili con fino a tre anni di carcere. Qui però non fu contestato un atto sessuale, ma il semplice riunirsi. Esperti dell’ONU criticarono il fatto che le persone coinvolte avevano esercitato pacificamente i loro diritti alla libertà di opinione, di riunione e di associazione.
Dopo ventuno giorni di detenzione, il gruppo noto come «Ho 21» fu rilasciato su cauzione l’11 giugno. Ad agosto un tribunale archiviò il procedimento per mancanza di prove. I ventuno non potevano più essere accusati degli stessi capi d’imputazione.