Il Parlamento dice sì al matrimonio egualitario
Nel 2015 la Groenlandia disse sì al matrimonio egualitario senza un voto contrario. Poi doveva ancora approvare la Danimarca.
Il 26 maggio 2015 il Parlamento della Groenlandia, l’Inatsisartut a Nuuk, votò sul matrimonio egualitario. Il risultato fu inequivocabile: non ci fu un solo voto contrario. La notizia dall’Artico arrivò pochi giorni dopo il referendum in Irlanda e passò quasi inosservata.
Eppure la Groenlandia aveva una propria storia. Dal 1996 le coppie dello stesso sesso potevano stipulare un’unione registrata, ripresa dal modello danese. Quando nel 2012 la Danimarca aprì il matrimonio, l’isola non si adeguò automaticamente, perché regola da sé molte questioni giuridiche. Le prime iniziative risalivano già al 2010. Il deputato Justus Hansen dei Demokraatit portò avanti il tema; ai sostenitori premevano semplicemente condizioni uguali per tutte le coppie. Anche la Chiesa di Groenlandia sostenne il progetto; la vescova Sofie Petersen accolse espressamente l’apertura. I dibattiti accaniti che si conoscevano da Parigi o Washington, secondo gli osservatori, mancarono quasi del tutto.
La decisione però non bastava. Poiché la Groenlandia fa parte del Regno di Danimarca, doveva approvare anche il Folketing di Copenaghen. La legge doveva entrare in vigore nell’autunno 2015, ma le elezioni anticipate danesi dell’estate stravolsero il calendario. Il progetto dovette essere ripresentato e fu approvato all’inizio del 2016 senza voti contrari.
Il 1º aprile 2016 arrivò finalmente il momento. Nella chiesa Hans Egede di Nuuk si sposarono Laila Mølgaard e Henriette Simonsen, la prima coppia sposata dello stesso sesso del Paese. La vecchia unione fu abolita; le coppie esistenti potevano convertirla in matrimonio. L’adozione congiunta seguì nel luglio 2016.
Un’isola di circa 57 000 abitanti dimostrò così con quanta calma si possa compiere un simile passo.