Il cartello che la polizia sequestrò
Helsinki 1981: un cartello con «Incoraggiamo l’omosessualità» fece intervenire la polizia.
Il 16 maggio 1981 un centinaio di persone sfilarono per le strade di Helsinki chiedendo parità di diritti per lesbiche e gay. Era il primo grande corteo di questo tipo in Finlandia, organizzato dall’organizzazione per i diritti civili Seta nell’ambito delle sue «Giornate della liberazione». L’associazione aveva preso il nome dal suo mese di fondazione, maggio; era nata nel 1974. L’atmosfera era combattiva, perché dieci anni prima il Paese aveva sì abolito la punibilità degli atti omosessuali, ma contemporaneamente introdotto un nuovo divieto: chi incitava pubblicamente alla «lussuria» tra persone dello stesso sesso rischiava una multa o fino a sei mesi di carcere.
Proprio quel divieto i manifestanti presero alla lettera, come provocazione voluta: se incoraggiare doveva essere reato, lo Stato doveva mostrare se faceva davvero sul serio. Un cartello diceva in sostanza: «Incoraggiamo l’omosessualità». La polizia lo sequestrò, interrogò partecipanti che avevano gridato slogan e sporse denuncia. Non si arrivò a una condanna. Il divieto rimase una legge in gran parte lettera morta, che però per molto tempo indusse redazioni e radiotelevisione alla prudenza. Il messaggio della giornata era comunque arrivato: chi vieta la visibilità la rende ancora più necessaria.
Nello stesso mese la deputata Tarja Halonen, allora presidente di Seta, presentò con altri parlamentari un’interrogazione scritta sull’abbattimento della discriminazione degli omosessuali. Poche settimane dopo, il 26 giugno 1981, l’ente sanitario finlandese cancellò l’omosessualità dall’elenco delle malattie. Halonen divenne presidente della Repubblica nel 2000, primo capo di Stato al mondo ad aver guidato in precedenza un’organizzazione queer. Il divieto di «incitamento» cadde solo nel 1999, ventotto anni dopo la sua introduzione.