La morte di Roxsana Hernández nella detenzione dell’ICE
Una richiedente asilo trans muore nella detenzione dell’ICE. Due autopsie giungono a risultati diversi.
Il 25 maggio 2018 in un ospedale di Albuquerque, nello Stato americano del New Mexico, morì la donna trans Roxsana Hernández. Aveva trentatré anni, veniva dall’Honduras e si trovava sotto la custodia dell’agenzia americana per l’immigrazione ICE.
Hernández aveva viaggiato fino al confine con una carovana di migranti e il 9 maggio aveva chiesto asilo al valico di San Ysidro, vicino a San Diego. Le sue sorelle raccontarono poi che era fuggita dall’Honduras perché lì le persone trans erano discriminate. Voleva aprire un salone di bellezza negli Stati Uniti. Dopo diversi giorni in custodia della polizia di frontiera, passò alla detenzione dell’ICE e fu portata in un carcere del New Mexico che ha un reparto apposito per donne trans. Poco dopo era ricoverata con polmonite, disidratazione e complicazioni di un’infezione da HIV. Una settimana più tardi era morta.
Sulla causa della morte si discute ancora oggi. Un patologo incaricato dalla famiglia parlò nel novembre 2018 di gravi complicazioni dovute alla disidratazione. Trovò inoltre profondi lividi sul torace e ai polsi, che interpretò come conseguenze di percosse e manette. L’ICE respinse l’accusa di maltrattamenti. Nell’aprile 2019 la medicina legale del New Mexico giunse a un’altra conclusione: Hernández era morta per una malattia legata all’AIDS, la morte era stata naturale. Le fratture costali erano compatibili con tentativi di rianimazione; non si riscontravano maltrattamenti. Il Transgender Law Center, che rappresenta la famiglia, criticò duramente la gestione del rapporto.
Il caso suscitò indignazione negli Stati Uniti e in America centrale. Diversi senatori chiesero alle autorità documenti sul suo trattamento. Ancora oggi rappresenta la domanda su quanto siano al sicuro le persone trans nella detenzione per immigrazione.