La corona che non poteva essere deposta
Nel 1970 due uomini vollero ricordare sul Dam le vittime gay del nazismo. La polizia intervenne, ma la corona lasciò il segno.
Il 4 maggio 1970 sul Dam di Amsterdam regnava il consueto silenzio della commemorazione nazionale dei caduti. Era la venticinquesima commemorazione dalla fine della guerra, e migliaia di persone ricordavano le vittime della Seconda guerra mondiale. Un gruppo però non trovava posto in quel rito: gli omosessuali perseguitati e deportati nei campi durante l’occupazione tedesca.
Due giovani dei gruppi d’azione giovanili per l’omosessualità di Amsterdam volevano cambiare le cose. Non avevano un permesso. Vennero comunque, con una corona che portava un triangolo rosa. Proprio con quel segno i nazisti avevano marchiato i detenuti gay nei campi di concentramento. I due non andarono lontano. La polizia li arrestò, la corona fu rimossa e definita una vergogna.
L’azione era più di un gesto di lutto. Gli attivisti volevano mostrare che l’esclusione non era finita con la liberazione. Nei Paesi Bassi valeva ancora un articolo penale che puniva i contatti omosessuali con giovani più severamente di quelli eterosessuali. Fu abolito solo l’anno seguente.
Anche sul Dam qualcosa si mosse: già alla commemorazione successiva riuscì la prima deposizione di una corona. Ma l’idea di un luogo proprio non abbandonò più il movimento. Alla fine degli anni Settanta nacque una fondazione che raccolse fondi per anni. Nel 1987 sulla Westermarkt fu infine inaugurato l’Homomonument. È composto da tre triangoli rosa di granito, e uno di essi punta direttamente verso il Monumento nazionale sul Dam.
Da allora il 4 maggio lì è un appuntamento fisso. Ogni anno all’Homomonument si depongono corone per lesbiche, gay, persone bi e trans perseguitate. La corona che non poteva essere deposta è diventata una tradizione.