Il silenzio come grido
15 000 persone vestite di bianco marciano per le vite trans nere, e ricordano una donna trans che dovette morire in carcere.
Il 14 giugno 2020 circa 15 000 persone vestite di bianco si riversarono davanti al Brooklyn Museum di New York per la Brooklyn Liberation March, fino ad allora la più grande manifestazione della storia a favore dei diritti delle persone trans nere.
Il momento non era casuale. Il Pride Month 2020 cadeva nel pieno delle proteste mondiali dopo l’uccisione di George Floyd. All’incrocio di questi due movimenti le persone trans nere erano particolarmente esposte: le più emarginate tra gli emarginati, come disse allora la giornalista Imara Jones. Attiviste come Raquel Willis, scrittrice e combattente di lunga data per i diritti trans, presero la parola davanti alla folla.
Al centro della marcia c’era un nome: Layleen Polanco. La ventisettenne afrolatina e donna trans era morta il 7 giugno 2019 in una cella di isolamento del famigerato carcere di Rikers Island, perché i sorveglianti avevano ignorato per 47 minuti la sua crisi epilettica. Era detenuta per una cauzione di 500 dollari che non poteva permettersi. La sua epilessia era nota all’amministrazione penitenziaria. Ciononostante un medico ne aveva autorizzato l’isolamento. Un rapporto d’inchiesta della città stabilì poi che un fallimento istituzionale aveva contribuito alla sua morte. Non furono comunque presentate denunce penali contro gli agenti; la città di New York raggiunse infine con la famiglia un accordo da 5,9 milioni di dollari.
Le organizzatrici della marcia invitarono deliberatamente a vestirsi di bianco, richiamando la storica Negro Silent Protest Parade della NAACP del 28 luglio 1917, in cui circa 10 000 afroamericane e afroamericani avevano sfilato in silenzio lungo la Fifth Avenue per protestare contro la violenza razzista. Un secolo dopo attiviste queer nere scelsero lo stesso gesto per dire: il silenzio può essere resistenza.