Il leone degli amanti
Erano 300 guerrieri, divisi in 150 coppie di amanti, e passavano per invincibili. La loro storia cadde quasi nell’oblio, finché nel 1818 un architetto britannico, durante una cavalcata, vi inciampò letteralmente.
Il 3 giugno 1818 l’architetto britannico George Ledwell Taylor, durante una cavalcata nella campagna greca presso Cheronea, scoprì un pezzo di marmo che sporgeva dal terreno. Quando lui e i suoi compagni cominciarono a scavare con l’aiuto di contadini del posto, emerse l’enorme testa di un leone di pietra. Taylor capì subito di essersi imbattuto nel monumento citato nei suoi scritti dall’autore antico Pausania: il leone di Cheronea, eretto in onore del Battaglione sacro di Tebe.
Il Battaglione sacro era un’unità d’élite dell’esercito tebano, composta da 150 coppie di amanti maschi, 300 guerrieri in tutto. L’idea era tanto semplice quanto audace: un uomo combatte con più coraggio quando sta accanto al suo amato e vuole proteggerlo. L’unità fu fondata intorno al 378 a.C. e si rivelò quasi invincibile. Nella battaglia di Leuttra, nel 371 a.C., sconfisse l’esercito spartano fino ad allora dominante e pose fine all’egemonia di Sparta sulla Grecia.
La sua fine arrivò nel 338 a.C. nella battaglia di Cheronea, quando Filippo II di Macedonia e suo figlio Alessandro, che sarebbe poi diventato noto come Alessandro Magno, sconfissero duramente un’alleanza di città greche. Il Battaglione sacro affrontò l’attacco e fu completamente annientato. Nessun uomo fuggì. Plutarco racconta che Filippo II scoppiò in lacrime alla vista dei 300 guerrieri caduti, tutti con ferite al petto.
Sotto il leone, restaurato nel 1902 dopo la sua riscoperta, gli archeologi trovarono 254 scheletri disposti in sette file, una conferma impressionante dei racconti antichi.