Assoluzione per l’amore
L’Alta corte della Namibia dichiara incostituzionale la legge coloniale sulla sodomia: una pietra miliare per i diritti queer in Africa.
Il 21 giugno 2024 l’Alta corte della Namibia dichiarò incostituzionali e nulli i divieti di epoca coloniale sugli atti sessuali consensuali tra uomini. Il collegio di tre giudici, composto da Nate Ndauendapo, Shafimana Ueitele e Claudia Claasen, stabilì che le leggi costituivano una discriminazione inammissibile basata sul sesso e sull’orientamento sessuale e violavano quindi la Costituzione namibiana.
Dietro il procedimento c’era Friedel Dausab, attivista gay namibiano impegnato contro l’HIV, che aveva presentato il ricorso nel 2022 a titolo personale. Sosteneva che le leggi violassero i suoi diritti costituzionali alla dignità, alla vita privata, alla libertà di espressione e alla libertà di associazione. Le cosiddette leggi sulla sodomia risalivano all’epoca coloniale ed erano state ereditate dalla Namibia dal Sudafrica con l’indipendenza nel 1990, benché lì fossero state dichiarate incostituzionali poco dopo. Di fatto non venivano quasi mai applicate, ma la loro sola esistenza bastava a stigmatizzare gli uomini gay, a metterli sotto pressione e a negare loro il riconoscimento giuridico come cittadini con pari dignità.
Nella sentenza il tribunale affermò che «imporre le opinioni morali private di una parte della comunità, che si basano in gran parte su nient’altro che pregiudizi» non giustificava una criminalizzazione. Le reazioni della comunità LGBTQ furono travolgenti: attiviste e attivisti che avevano atteso il verdetto festeggiarono davanti al palazzo di giustizia di Windhoek. L’organizzazione Equal Namibia scrisse sui suoi canali social: «Benvenuti nella nuova Namibia. Nella Namibia della generazione libera.»
Già nel luglio 2024 il governo namibiano presentò ricorso alla Corte suprema. Il procedimento è ancora pendente. La sentenza del 21 giugno resta comunque una pietra miliare: si inserisce in un’ondata di decisioni giudiziarie africane a favore dei diritti queer e mostra che le garanzie costituzionali possono imporsi anche contro la pressione sociale.