Primo Paese scandinavo ad aprire il matrimonio a tutti
«Ci lavoriamo da così tanto tempo»: il 17 giugno 2008 il Parlamento norvegese votò il matrimonio egualitario.
Il 17 giugno 2008 il Lagting, la camera alta del Parlamento norvegese, votò con 23 voti contro 17 una legge sul matrimonio neutra rispetto al genere. La Norvegia divenne così il primo Paese scandinavo e il sesto al mondo a consentire alle coppie dello stesso sesso il pieno matrimonio, dopo Paesi Bassi, Belgio, Spagna, Canada e Sudafrica.
La strada verso questa tappa fu lunga. Già nel 1993 la Norvegia era stata il secondo Paese al mondo, dopo la Danimarca, a introdurre l’unione registrata, che garantiva alle coppie omosessuali quasi gli stessi diritti dei coniugi, ma escludeva adozione e matrimonio religioso. Quindici anni dopo la nuova legge eliminava queste ultime differenze. La legge sul matrimonio fu semplicemente formulata in modo neutro: invece di «uomo e donna», nel testo si leggeva ora «due persone».
La camera bassa (Odelsting) aveva già approvato l’11 giugno con 84 voti contro 41. Forza trainante era il governo di coalizione rosso-verde del primo ministro Jens Stoltenberg, sostenuto da due partiti d’opposizione. Contro la legge votarono soprattutto il Partito del progresso e i cristiano-democratici, che temevano un indebolimento dell’istituzione del matrimonio. Quando fu reso noto l’esito del voto al Lagting, secondo i media sulle tribune del pubblico esplose il giubilo. Jon Reidar Øyan, capo dell’Associazione nazionale norvegese per la liberazione gay e lesbica, disse: «Non ho osato festeggiare prima di sentire il martelletto del presidente.»
La legge entrò in vigore il 1º gennaio 2009. Da allora in Norvegia le coppie lesbiche e gay hanno lo stesso diritto al matrimonio religioso, all’adozione congiunta e alla fecondazione assistita delle coppie eterosessuali. Che proprio un Paese di tradizione luterana compisse questo passo come sesto al mondo sottolineò quanto la Scandinavia si fosse distaccata dalle altre regioni del mondo sulle questioni di uguaglianza queer.