La fine del paragrafo antigay
Dopo 123 anni di criminalizzazione il §175 viene abrogato. La Germania abolisce il divieto dell’omosessualità maschile.
L’11 giugno 1994 entrò in vigore in Germania l’abrogazione del §175 del codice penale. Dal 1872 il paragrafo puniva gli atti sessuali tra uomini e aveva così criminalizzato per più di un secolo uomini gay e bisessuali. Nel linguaggio popolare gli interessati venivano chiamati semplicemente «175».
Il paragrafo aveva origine nel codice penale del neonato Impero tedesco. Già nella Repubblica di Weimar ci furono seri tentativi di abolirlo, tra l’altro da parte di Magnus Hirschfeld e del suo Comitato scientifico-umanitario. Questi sforzi furono vanificati dalla presa del potere nazionalsocialista. Nel 1935 il regime nazista inasprì drasticamente il paragrafo: la punibilità fu estesa a tutti gli atti «osceni», la pena massima portata a cinque anni. Decine di migliaia di uomini furono perseguitati, deportati in carceri e campi di concentramento.
Ciò che seguì dopo il 1945 fu un altro capitolo di fallimento dello Stato: la Repubblica federale riprese quasi invariata la versione nazista inasprita del paragrafo. La Corte costituzionale federale lo approvò nel 1957. Fino al 1969 furono condannati circa 45 000 uomini nella sola Germania Ovest. Una prima riforma arrivò solo nel 1969, una seconda nel 1973. Il §175 fu completamente cancellato solo dopo la riunificazione, quando la DDR, che lo aveva abolito nel 1968, divenne il modello. Il 10 marzo 1994 il Bundestag votò a grande maggioranza per la sua soppressione senza sostituzione. L’11 giugno 1994 l’abrogazione entrò in vigore. Nel punto del codice penale che per 123 anni aveva significato criminalizzazione si legge da allora laconicamente: «§175 (abrogato)». La riabilitazione dei condannati si fece attendere ancora più a lungo: ci volle fino al 2017 perché anche gli uomini condannati dopo il 1945 venissero ufficialmente risarciti.