Il primo matrimonio egualitario del Baltico
L’Estonia rompe un tabù nel 2023: primo Paese post-sovietico, apre il matrimonio a tutti.
Il 20 giugno 2023 il Parlamento estone fece la storia: il Riigikogu votò con 55 voti contro 34 l’introduzione del matrimonio egualitario, primo Paese baltico e primo Paese post-sovietico al mondo. Il codice di famiglia fu così modificato: invece di «uomo e donna» vi si leggeva ora «due adulti». La legge entrò in vigore il 1º gennaio 2024.
La strada fu tutt’altro che lineare. Già nel 2014 l’Estonia aveva introdotto l’unione registrata per le coppie dello stesso sesso, ma per anni la legge rimase un guscio vuoto: partner di coalizione conservatori bloccarono sistematicamente le necessarie leggi di attuazione, così che quasi nessuna coppia ne fece uso. Solo dopo la vittoria elettorale della premier Kaja Kallas nel marzo 2023 la situazione politica cambiò radicalmente. La sua nuova coalizione a tre, formata da Partito riformatore, Eesti 200 e socialdemocratici, aveva fissato il matrimonio egualitario come obiettivo comune.
Anche nella primavera 2023 però la vittoria non era affatto sicura. Il partito nazionalconservatore EKRE cercò di impedire il voto con centinaia di emendamenti e discorsi interminabili. In risposta il governo legò il disegno di legge a una questione di fiducia, rendendo automaticamente decadute tutte le manovre ostruzionistiche. Kallas vinse sia il voto sul matrimonio egualitario sia la mozione di sfiducia.
Dopo il voto Kallas si disse «orgogliosa dell’Estonia». L’insegnante lesbica Annely Lepamaa riassunse il sentimento di molte persone queer estoni in un’intervista a Reuters: «Finora ho dovuto lottare per tutto. Sono dovuta andare in tribunale per poter adottare i miei stessi figli.» Al tempo stesso un sondaggio mostrava che l’accettazione sociale era cresciuta: nel 2023 il 53 per cento della popolazione era favorevole al matrimonio egualitario, dieci anni prima solo il 34 per cento.
Per tutta la regione il voto ebbe un valore di segnale: Lettonia e Lituania, gli altri due Stati baltici, lottavano allora ancora con leggi sulle unioni bloccate. Che proprio un ex Paese sovietico osasse questo passo, mentre la Russia inaspriva contemporaneamente le sue «leggi anti-propaganda», rese il contrasto ancora più evidente.