Prima mondiale alle urne
58 per cento di sì: come la Svizzera scrisse la storia queer alle urne.
Il 5 giugno 2005 il popolo svizzero approvò la legge federale sull’unione domestica registrata di coppie omosessuali con il 58 per cento dei voti. Il sì arrivò dopo una dura campagna: il Partito evangelico e l’Unione democratica federale avevano lanciato il referendum contro la legge approvata dal Parlamento. I cantoni Giura, Vallese, Ticino, Appenzello Interno, Uri, Svitto e Turgovia respinsero il progetto, ma la maggioranza della popolazione svizzera si impose. La Svizzera fu così il primo Paese al mondo a legittimare il riconoscimento giuridico delle coppie dello stesso sesso con un voto popolare. La legge entrò in vigore il 1º gennaio 2007 e parificò i partner registrati ai coniugi in ambiti centrali: diritto successorio, diritto fiscale e assicurazioni sociali, AVS compresa. Adozione e procreazione medicalmente assistita restarono però escluse.
Che sui diritti di una minoranza si dovesse votare suscitò critiche in una parte della comunità queer. Già allora voci del mondo giuridico e della società civile sottolineavano che i diritti fondamentali di una minoranza non dovrebbero dipendere da una maggioranza popolare. Il dibattito non rimase astratto: in Svizzera si può dimostrare ancora oggi che la democrazia diretta, nelle questioni che riguardano le minoranze, si risolve per lo più a svantaggio del gruppo interessato. Il consigliere federale e ministro della Giustizia Christoph Blocher sottolineò prima del voto che non si votava sull’omosessualità, ma su una tutela giuridica. Ciò aiutò a rendere più oggettiva la campagna. Dieci anni dopo la petizione «Pari diritti per le coppie omosessuali», la comunità e le sue organizzazioni avevano raggiunto una tappa importante. Nel 2022 la legge sull’unione registrata fu sostituita dal «matrimonio per tutti», anch’esso approvato in votazione popolare.