Un film d’amore viene vietato
Il Kenya vietò «Rafiki» poco prima di Cannes. Il mondo applaudì comunque un amore tra due donne di Nairobi.
Il 27 aprile 2018 l’autorità kenyana per il cinema vietò un film di cui il Paese avrebbe potuto essere fiero. «Rafiki», in swahili «amico» o «amica», racconta la storia d’amore di due giovani donne di Nairobi i cui padri si sfidano in politica. La regista Wanuri Kahiu si era ispirata a un racconto premiato dell’ugandese Monica Arac de Nyeko.
Poco prima era arrivata la notizia dalla Francia: «Rafiki» era il primo lungometraggio kenyano in assoluto invitato a Cannes. Il Kenya Film Classification Board vi vide però soprattutto una cosa: il tentativo di promuovere il lesbismo in Kenya. Chi possedeva il film violava la legge, fece sapere l’autorità su Twitter. Sullo sfondo c’era un articolo dell’epoca coloniale che punisce il sesso tra persone dello stesso sesso con fino a quattordici anni di carcere.
Kahiu reagì delusa. Contenuti queer in Kenya si potevano vedere da tempo su Netflix, disse. Veniva vietato proprio un film locale che mostrava ciò che nella società accadeva comunque.
A Cannes a maggio il pubblico accolse «Rafiki» con una standing ovation. In patria il film restò bloccato. Kahiu si rivolse quindi al tribunale, perché per concorrere all’Oscar per il film straniero un film doveva essere proiettato nel proprio Paese. A settembre la giudice Wilfrida Okwany sospese il divieto per sette giorni, con proiezioni solo per adulti. Non era convinta, spiegò, che il Kenya fosse una società così debole da poter vedere scosse le sue fondamenta morali da un solo film. Il capo dell’autorità andò su tutte le furie. La regista invece scrisse che piangeva di gioia in un aeroporto francese.
Una piccola vittoria, niente di più: il divieto tornò poi in vigore, e le relazioni tra persone dello stesso sesso in Kenya sono ancora oggi reato. Ma «Rafiki» aveva dimostrato che una storia d’amore africana tra due donne può trovare un pubblico mondiale.