Trovato il virus dell’AIDS, il vaccino non arriverà mai
Nel 1984 il governo USA promise un vaccino contro l’AIDS entro due anni. Lo si aspetta ancora oggi.
Il 23 aprile 1984 Margaret Heckler si presentò alla stampa a Washington. La ministra della Salute statunitense aveva una notizia che molti attendevano da tre anni: la causa probabile dell’AIDS era stata trovata. Si trattava di un virus che il ricercatore Robert Gallo del National Cancer Institute aveva isolato e chiamato HTLV-III.
La situazione era drammatica. Negli Stati Uniti erano stati segnalati oltre quattromila casi di AIDS, e più di millesettecento persone erano morte. La maggior parte erano uomini gay. Il governo di Ronald Reagan era criticato da anni perché minimizzava l’epidemia. Ora voleva mostrare dei successi.
E Heckler li presentò. Un nuovo test del sangue avrebbe individuato le persone infette e le sacche di sangue contaminate con una certezza praticamente totale. Poi arrivò la frase entrata nella storia: un vaccino sarebbe stato pronto per i test entro circa due anni.
I dubbi c’erano già allora. Una giornalista scientifica scrisse sulla MIT Technology Review che solo gli ottimisti più sfrenati contavano ancora su un vaccino entro quel decennio. Persino lei alla fine si rivelò troppo ottimista.
Anche la gloria della scoperta poggiava su basi fragili. Un team guidato da Luc Montagnier all’Istituto Pasteur di Parigi aveva già descritto un anno prima un virus chiamato LAV. Era lo stesso. Solo dopo un’aspra disputa francesi e americani si divisero l’onore e i proventi del brevetto del test. Dal 1986 l’agente patogeno si chiama HIV.
Il test arrivò davvero e rese più sicure le trasfusioni. Il vaccino restò una promessa. Per un’intera generazione di uomini gay un aiuto reale arrivò solo a metà degli anni Novanta, con le prime terapie combinate efficaci. Per innumerevoli persone era già troppo tardi. Un vaccino contro l’HIV non esiste ancora oggi.