L’omicidio di Xulhaz Mannan e Mahbub Tonoy
Avevano fondato la prima rivista queer del Bangladesh. Per questo Xulhaz Mannan e Mahbub Tonoy furono uccisi.
Il 25 aprile 2016 diversi uomini si introdussero in un palazzo del quartiere di Kalabagan a Dacca. Si spacciarono per fattorini. Erano armati di machete e armi da fuoco. Quando se ne andarono, due persone erano morte: Xulhaz Mannan e il suo amico Mahbub Rabbi Tonoy.
Mannan, trentacinque anni, lavorava per l’agenzia americana per lo sviluppo USAID. Tonoy era un uomo di teatro e insegnava ai bambini. Insieme avevano fondato due anni prima «Roopbaan», la prima rivista del Bangladesh per lesbiche, gay e altre persone queer. A ciò si aggiungeva la «Rainbow Rally», una sfilata colorata per il capodanno bengalese.
Era coraggioso in un Paese in cui il sesso tra persone dello stesso sesso può essere punito con l’ergastolo. Nell’aprile 2016 la polizia arrestò diversi uomini che volevano partecipare alla sfilata. La Rally fu annullata. Mannan riceveva minacce da tempo. Una decina di giorni dopo arrivarono gli assassini.
Il delitto faceva parte di una serie di attacchi contro blogger laici, editori e accademici. Fu commesso da Ansar al-Islam, un gruppo fuorilegge legato ad al-Qaida. Per il giovane movimento queer fu un colpo devastante. Un giornalista in esilio disse in seguito che gli autori lo avevano praticamente annientato.
Cinque anni dopo un tribunale antiterrorismo di Dacca condannò sei uomini a morte, due furono assolti. Il giudice affermò che i due erano stati uccisi perché si erano battuti pubblicamente per i diritti degli omosessuali. Human Rights Watch chiese più protezione per le persone queer, ma respinse la pena di morte.
Un amico dei due, che oggi vive all’estero, trovò poco conforto. Dopo la sentenza il procuratore aveva sottolineato che l’omosessualità resta vietata in Bangladesh. Così Xulhaz e Tonoy venivano presentati quasi come criminali. Il divieto è tuttora in vigore.