Lo streaker degli Oscar diventato troppo politico
Nudo sul palco degli Oscar, ucciso nella sua galleria: la vita breve e folle di Robert Opel.
Il 2 aprile 1974 Hollywood visse forse il momento meno previsto della storia degli Oscar. Al Dorothy Chandler Pavilion di Los Angeles, David Niven stava per annunciare Elizabeth Taylor, che doveva consegnare il premio per il miglior film. Proprio allora un uomo attraversò di corsa il palco. Portava dei baffi, nient’altro, e faceva il segno della pace. Niven si riprese in fretta e ironizzò sulle «manchevolezze» che l’uomo aveva appena mostrato. La sala rise.
Lo streaker si chiamava Robert Opel, fotografo e attivista. Invece di essere cacciato, poté parlare con la stampa. Nessuno doveva vergognarsi di essere nudo, dichiarò. Opel amava sia uomini sia donne e aveva fornito foto alla rivista gay «The Advocate». In passato aveva persino scritto discorsi per la campagna elettorale di Ronald Reagan, prima di voltare le spalle ai repubblicani.
L’apparizione agli Oscar non fu l’unica. Al consiglio comunale di Los Angeles protestò nudo contro un divieto di nudità e finì in carcere. In seguito si candidò come nudista alla Casa Bianca. A San Francisco aprì i Fey-Way Studios, una delle prime gallerie di arte omoerotica, con opere di Tom of Finland e Robert Mapplethorpe.
Dopo l’omicidio di Harvey Milk, Opel divenne ancora più politico. La sentenza mite contro l’assassino Dan White lo indignò. Alla Gay Freedom Day Parade del 1979 si presentò come «Gay Justice» e «giustiziò» un sosia di White con una pistola giocattolo.
Poco dopo era morto. Nel luglio 1979 due uomini irruppero nella sua galleria, pretesero soldi e droga e gli spararono. Ufficialmente una rapina. Alcuni amici non ci credettero mai. Dello streaker più famoso della storia degli Oscar restarono un mito e una domanda aperta.