L’omicidio della nazionale Eudy Simelane
Giocava nella nazionale sudafricana e viveva apertamente da lesbica. Il 28 aprile 2008 Eudy Simelane fu trovata morta.
Il 28 aprile 2008, ai margini di KwaThema, una township a est di Johannesburg, una donna viene trovata morta in un fosso. È Eudy Simelane, trentun anni, centrocampista della nazionale femminile sudafricana Banyana Banyana. È stata derubata, violentata più volte e uccisa con oltre venti coltellate.
A KwaThema conoscevano Eudy Simelane. Era cresciuta lì, era arrivata fino alla nazionale e non aveva mai fatto mistero di amare le donne. Era così tra le prime donne della township a vivere apertamente da lesbica. Usava la sua notorietà anche per impegnarsi a favore delle persone queer.
La sua morte portò all’attenzione mondiale un crimine spaventosamente diffuso nelle township sudafricane: il cosiddetto «stupro correttivo». Gli autori credono di poter «guarire» le donne lesbiche con la violenza sessuale. Le organizzazioni queer rifiutano ormai il termine e parlano di violenza sessuale omofoba. Si intende la stessa cosa.
Il paradosso: il Sudafrica aveva già allora una delle Costituzioni più avanzate del mondo. Vieta espressamente la discriminazione basata sull’orientamento sessuale, e dal 2006 le coppie dello stesso sesso possono sposarsi. Sulla carta il Paese era un modello. Per strada era un’altra storia.
Quattro uomini furono incriminati, due condannati. Uno ricevette l’ergastolo. Uscendo dal tribunale avrebbe detto di non essere pentito. Il giudice però non tenne conto del ruolo dell’orientamento sessuale di Eudy Simelane nel movente. Per molte attiviste fu un secondo colpo.
Non è stata dimenticata. Dal 2016 all’Università del KwaZulu-Natal una lezione commemorativa annuale la ricorda, e le sue scarpe da calcio e le sue medaglie si trovano oggi nel Gay and Lesbian Archive di Johannesburg.