La Tasmania rende facoltativa l’indicazione del sesso
Un voto decisivo contro il proprio partito rese la Tasmania pioniera nell’indicazione del sesso nel 2019.
Il 10 aprile 2019 la Tasmania scrisse una pagina della storia giuridica australiana. Il Parlamento dello Stato insulare approvò una legge che rendeva facoltativa l’indicazione del sesso nell’atto di nascita. Nessun altro Stato o territorio australiano si era spinto così in là.
La riforma andava oltre l’atto di nascita. Le persone trans non dovevano più sottoporsi a un intervento chirurgico per cambiare il sesso ufficiale. Chi aveva sedici anni o più poteva ora far modificare l’indicazione senza il consenso dei genitori.
La strada era stata in salita. Il testo era in origine una revisione del diritto matrimoniale. Laburisti e Verdi vi inserirono miglioramenti per le persone trans, poi la camera alta rielaborò profondamente il testo. Il governo conservatore del premier Will Hodgman restò contrario fino all’ultimo. Riteneva la legge mal formulata e metteva in guardia da conseguenze indesiderate. Il primo ministro federale Scott Morrison aveva già definito l’idea «ridicola» l’anno prima.
A decidere fu proprio una liberale. La presidente del Parlamento Sue Hickey si oppose al proprio governo e con il suo voto alla camera bassa aprì la strada. Non è la vittoria di un partito, disse, ma un guadagno di dignità per la comunità trans.
L’attivista Martine Delaney, da anni una voce di riferimento del movimento, parlò di una giornata storica. Non era mai stata così fiera di essere tasmaniana. Gruppi di genitori si rallegrarono che i loro figli potessero crescere senza svantaggi giuridici. La lobby cristiana chiese invece subito l’abrogazione.
Senza successo. Alcuni mesi dopo la legge entrò in vigore. Per molte giovani persone trans in Tasmania la vita comincia da allora con un documento che non le contraddice.