Votare scheda nulla contro il referendum di Orbán
Una croce sul sì e sul no: come la società civile ungherese svuotò nel 2022 il referendum di Orbán.
Il 3 aprile 2022 gli elettori ungheresi ricevettero due schede. Una riguardava il nuovo Parlamento, l’altra le persone queer. Per la prima volta nella storia del Paese elezioni parlamentari e referendum si tenevano lo stesso giorno.
Era stato Viktor Orbán stesso ad annunciare il referendum. Doveva confermare la cosiddetta legge sulla tutela dei minori dell’anno precedente, che limita per i minorenni le rappresentazioni dell’omosessualità e del cambio di sesso. Bruxelles aveva criticato duramente la legge; ora doveva rispondere il popolo. Le quattro domande erano apertamente tendenziose. Una chiedeva per esempio se si approvasse l’insegnamento sull’orientamento sessuale a scuola senza il consenso dei genitori.
Organizzazioni queer come la Háttér Társaság e Amnesty International Ungheria puntarono su una strategia insolita. Invece del boicottaggio invitarono a votare di proposito scheda nulla, per esempio con una croce sia sul sì sia sul no. Il calcolo era semplice: un referendum è valido solo se almeno la metà degli aventi diritto esprime un voto valido.
Il piano funzionò. Oltre un milione e mezzo di schede furono nulle, alcune decorate con disegni che poi invasero i social. La soglia fu nettamente mancata. Il colmo della serata: Orbán ottenne contemporaneamente di nuovo una maggioranza dei due terzi in Parlamento. Ma il suo referendum restò giuridicamente senza effetto.
Il governo reagì stizzito. Pochi giorni dopo la commissione elettorale multò sedici organizzazioni, sostenendo che l’invito al voto nullo fosse un abuso del diritto. La Corte suprema, la Kúria, ne annullò una parte. Un voto nullo non viola alcuna legge, stabilirono i giudici: è espressione di una libera decisione.
La legge sulla tutela dei minori restò comunque in vigore. Ma con una penna e un po’ di coraggio centinaia di migliaia di persone avevano mostrato che la campagna di Orbán contro le persone queer non aveva dietro di sé tutto il Paese.