La denuncia anonima contro Leonardo da Vinci
Un biglietto in una cassetta, quattro nomi, un genio: come Leonardo da Vinci fu accusato di sodomia a Firenze nel 1476.
Il 9 aprile 1476 a Firenze c’è un biglietto anonimo nel «tamburo», una cassetta delle lettere presso Palazzo della Signoria. Chi vi imbuca qualcosa non deve dare il proprio nome. È proprio voluto: da decenni un’apposita magistratura, gli «Ufficiali di Notte», raccoglie le denunce per sodomia.
L’autore anonimo accusa quattro giovani di essere andati a letto con il diciassettenne Jacopo Saltarelli. Vengono nominati un orafo, un sarto, un rampollo della potente famiglia Tornabuoni e un pittore della bottega di Andrea del Verrocchio. Il suo nome: Leonardo da Vinci. Mancano pochi giorni al suo ventiquattresimo compleanno.
Il sesso tra persone dello stesso sesso a Firenze è vietato e al tempo stesso diffuso. Gli storici ritengono che alla fine del Quattrocento gran parte degli uomini della città sia finita prima o poi negli elenchi dei sospetti. Solo una piccola parte fu condannata, spesso solo a multe.
Anche per Leonardo la cosa si arena. Una denuncia anonima non basta per aprire un procedimento. Neanche due mesi dopo gli accusati vengono rilasciati, a condizione che non arrivi un’altra denuncia. Non è un’assoluzione. Il fascicolo viene semplicemente archiviato.
Per la ricerca il foglio ha comunque un valore inestimabile. È l’unico documento dell’epoca di Leonardo che tocchi direttamente la sua sessualità. Se amasse gli uomini o vivesse nell’astinenza, gli esperti lo discutono ancora oggi. È documentato che non si sposò mai e che in seguito visse per anni con giovani come Salaì e Francesco Melzi. Melzi lo nominò persino suo erede.
La relativa tolleranza aveva però una data di scadenza. Negli anni Novanta del secolo il predicatore Girolamo Savonarola prese il potere a Firenze, e per la sodomia si rischiò improvvisamente la pena di morte. Leonardo lavorava allora da tempo a Milano.