Il caso Haarmann e le sue vittime dimenticate
Hannover, 1925: un serial killer viene giustiziato. Le sue vittime venivano spesso da un mondo di cui nessuno si curava.
Il 15 aprile 1925 Fritz Haarmann fu decapitato nel cortile del carcere giudiziario di Hannover. Si chiudeva così uno dei casi criminali più clamorosi della Repubblica di Weimar. Dietro l’immagine dell’orrore che stampa e canzoni popolari coltivano ancora oggi c’è una storia di giovani che quasi nessuno cercava.
Tra il 1918 e il 1924 Haarmann uccise almeno ventiquattro ragazzi e giovani uomini tra i dieci e i ventidue anni. Molti erano fuggiaschi finiti attorno alla stazione nel caos del dopoguerra. Una parte di loro frequentava l’ambiente omosessuale di Hannover, in cui si muoveva anche Haarmann. Era un mondo ai margini della legalità, perché il sesso tra uomini era reato secondo il paragrafo 175. Chi lì scompariva spesso non veniva nemmeno denunciato come scomparso.
A ciò si aggiunse il fallimento delle autorità. Haarmann era noto alla polizia e allo stesso tempo forniva come informatore notizie sull’ambiente alla polizia criminale. Per lungo tempo non si diede seguito alle segnalazioni su di lui: in fondo ci si conosceva. Solo quando nella primavera del 1924 furono trovate ossa umane sulle rive della Leine le indagini si mossero. A giugno seguì l’arresto, a dicembre il tribunale di Hannover lo condannò a morte.
Il filosofo Theodor Lessing seguì il processo come cronista e richiamò l’attenzione sul ruolo della polizia. Un’esperta di psichiatria forense mise in dubbio in seguito anche l’imputabilità allora riconosciuta. Quante persone Haarmann abbia davvero ucciso resta ancora oggi aperto.
È rimasta una fascinazione quasi folcloristica per l’assassino. I nomi delle sue vittime quasi nessuno li conosce. Per la storia queer vale la pena di rovesciare lo sguardo: verso giovani uomini ai margini della società, che tra povertà, diritto penale e indifferenza non trovarono alcuna protezione.