Una bomba di chiodi all’Admiral Duncan
Una borsa piena di chiodi: l’attentato all’Admiral Duncan colpì al cuore la scena queer di Londra.
Il 30 aprile 1999 a Soho è un venerdì sera del tutto normale. L’Admiral Duncan in Old Compton Street, da decenni punto d’incontro della scena gay londinese, si riempie dopo il lavoro. Alcuni clienti notano una borsa sportiva senza proprietario. Quando il gestore vuole controllare, esplode alle 18.37. Dentro c’è una bomba, imbottita di centinaia di chiodi.
Muoiono tre persone: Andrea Dykes, ventisette anni e incinta, e i suoi amici Nik Moore e John Light. Circa ottanta persone restano ferite; alcune perdono una gamba, un braccio o la vista.
L’autore è un giovane neonazista, ex membro del partito di estrema destra British National Party. Nelle due settimane precedenti aveva già fatto esplodere bombe a Brixton e a Brick Lane, colpendo deliberatamente la popolazione nera e asiatica. Poi si rivolse contro la comunità queer. La polizia aveva persino avvertito che un locale gay poteva essere il prossimo obiettivo. Fu catturato e nel 2000 condannato per omicidio a sei ergastoli. Molti media ancora oggi evitano di proposito di fare il suo nome. Del resto, voleva diventare famoso.
La domenica dopo l’attentato migliaia di persone si radunarono a Soho Square. Lì la Metropolitan Police promise di stazionare davanti al pub un veicolo per le indagini con a bordo esclusivamente agenti apertamente gay e lesbiche. Per il rapporto a lungo teso tra comunità e polizia è considerato una svolta.
L’Admiral Duncan ha riaperto. Un lampadario con un’iscrizione ricorda lì i morti e i numerosi feriti. E ogni anno, il 30 aprile, sopravvissuti, familiari e amici si ritrovano a Soho. Allora, per un momento, in Old Compton Street cala il silenzio.