Due giorni dopo l’elezione del papa Madrid dice sì al matrimonio egualitario
Due giorni dopo l’elezione del papa il Parlamento spagnolo disse sì al matrimonio egualitario. Il Vaticano non ne fu felice.
Il 21 aprile 2005 il Congresso dei deputati spagnolo votò a Madrid l’apertura del matrimonio. Centottantatré deputati dissero sì, centotrentasei no. Il momento aveva una forte carica simbolica: appena due giorni prima Joseph Ratzinger era stato eletto papa, un deciso oppositore del matrimonio tra persone dello stesso sesso.
La riforma in sé era sorprendentemente snella. Nel codice civile entrò in sostanza una sola frase: il matrimonio ha gli stessi requisiti ed effetti, che i coniugi siano dello stesso sesso o di sesso diverso. A ciò si aggiunsero adeguamenti linguistici: «marito» e «moglie» divennero «coniugi». Con il matrimonio le coppie dello stesso sesso ottennero anche il diritto di adottare insieme dei figli.
Dietro la legge c’era il governo socialista di José Luis Rodríguez Zapatero, in carica da appena un anno. La Chiesa cattolica e il Partito popolare conservatore la combatterono con accanimento. Anche le comunità ebraica, protestante e ortodossa respinsero il testo. Prima del voto un giornalista chiese come avrebbe reagito il nuovo papa. Zapatero restò sereno. Avrebbe rispettato qualunque cosa il papa avesse detto in merito.
La popolazione era comunque più avanti della Chiesa. Secondo un sondaggio ufficiale circa due terzi degli spagnoli erano favorevoli al matrimonio egualitario.
La strada però non era ancora del tutto libera. A giugno il Senato respinse il testo, ma il Congresso aveva l’ultima parola e superò la seconda camera. All’inizio di luglio la legge entrò in vigore. Dopo Paesi Bassi e Belgio, la Spagna divenne il terzo Paese al mondo con il pieno matrimonio per le coppie dello stesso sesso, e da Paese di tradizione cattolica del sud Europa. Un ricorso del Partito popolare fallì anni dopo davanti alla Corte costituzionale.