Un rapporto svizzero contro l’esclusione
Un rapporto svizzero, un segnale chiaro: nel 2010 il Consiglio d’Europa chiese protezione per le persone queer e trans.
Il 29 aprile 2010 l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa discusse a Strasburgo della discriminazione basata su orientamento sessuale e identità di genere. Alla fine della giornata fu approvata la risoluzione 1728. Era un segnale chiaro a tutti i 47 Stati membri di allora, dall’Islanda all’Azerbaigian.
Il rapporto veniva dalla Svizzera. Lo aveva redatto il consigliere nazionale socialista zurighese Andreas Gross per la commissione giuridica dell’Assemblea. La sua diagnosi era amara. Lesbiche, gay, persone bisessuali e trans subivano in molti Paesi europei pregiudizi, violenza ed esclusione. In alcuni Stati i Pride venivano vietati o le associazioni ostacolate nel loro lavoro.
La risoluzione chiede leggi contro la discriminazione e rimedi giuridici efficaci per le persone colpite. Critica i discorsi d’odio, anche da parte di politici e autorità religiose, e sottolinea che la fine dell’omofobia e della transfobia richiede soprattutto volontà politica. L’Assemblea chiese inoltre di garantire alle persone queer la libertà di riunione e di espressione.
Il testo si spinse particolarmente in là sui diritti delle persone trans. Devono ricevere documenti ufficiali corrispondenti al genere vissuto. E senza sterilizzazione preventiva o altri interventi medici. Nel 2010 era una richiesta notevole, perché in molti Paesi, anche in Svizzera e in Germania, valeva allora ancora il contrario. Allo stesso tempo la risoluzione chiedeva l’accesso ai trattamenti di affermazione di genere per chiunque li desideri.
Una simile risoluzione non è giuridicamente vincolante. Ha però creato un parametro a cui da allora si richiamano tribunali, parlamenti e organizzazioni. Alcune settimane prima il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa aveva già adottato una raccomandazione nella stessa direzione. Perché l’obbligo di sterilizzazione scomparisse nella maggior parte dei Paesi europei ci vollero però ancora anni.