La Camera del popolo abroga il paragrafo 151
La DDR abolì il suo paragrafo contro gli omosessuali, cinque anni prima della Repubblica federale e poco prima della caduta del Muro.
Il 14 dicembre 1988 la Camera del popolo della DDR approvò un pacchetto legislativo poco appariscente. La quinta legge di modifica del diritto penale riguardava molte cose, ma una cancellazione aveva un peso storico: il paragrafo 151 fu abolito senza sostituzione. Da quel momento nella Germania orientale l’omosessualità non era più trattata dal diritto penale diversamente dall’eterosessualità.
La vicenda risale a molto prima. Già alla fine degli anni Cinquanta la DDR di fatto non perseguiva più i rapporti consensuali tra uomini adulti. Il nuovo codice penale del 1968 abolì il vecchio paragrafo 175, ma con il paragrafo 151 introdusse un’età del consenso più alta per gli atti tra persone dello stesso sesso. Poiché il testo era formulato in modo neutro rispetto al genere, per la prima volta potevano essere punite anche donne. Fino alla sua abolizione circa trecento persone furono condannate in base a questo paragrafo.
La svolta fu segnata da una sentenza della Corte suprema nell’estate del 1987. I giudici stabilirono che l’omosessualità, come l’eterosessualità, era una variante del comportamento sessuale. Gli omosessuali non stavano al di fuori della società socialista. Allo stesso tempo crebbe la pressione dal basso. Negli anni Ottanta gay e lesbiche si erano organizzati soprattutto sotto il tetto della Chiesa evangelica.
La modifica entrò in vigore nell’estate del 1989, pochi mesi prima della caduta del Muro. La Repubblica federale impiegò altri cinque anni per lo stesso passo. Dopo la riunificazione, il diritto restò quindi dapprima diviso, perché il trattato di unificazione escludeva il paragrafo 175 per i nuovi Länder. Scomparve del tutto solo nel 1994.
La libertà nel codice però non era una libertà nella vita quotidiana. Socialmente l’omosessualità restò nella DDR in gran parte un tabù. Eppure il 14 dicembre 1988 segna un raro momento in cui l’Est era più avanti dell’Ovest su una questione di parità.