Parità nel diritto dell’immigrazione
Immigrare senza certificato di matrimonio: come nel 1999 la Corte costituzionale sudafricana equiparò le coppie dello stesso sesso a quelle sposate.
Il 2 dicembre 1999 la Corte costituzionale sudafricana emise una sentenza che andava ben oltre il diritto degli stranieri. All’unanimità stabilì che le coppie dello stesso sesso non potevano più essere svantaggiate in materia di immigrazione.
Di che cosa si trattava? L’allora legge sugli stranieri concedeva ai coniugi stranieri di persone con residenza stabile in Sudafrica un accesso agevolato al permesso di soggiorno. Chi invece viveva in una relazione stabile con una persona dello stesso sesso restava a mani vuote. Queste coppie non potevano sposarsi. La porta restava quindi chiusa.
La National Coalition for Gay and Lesbian Equality fece causa insieme a diverse coppie interessate. Un tribunale di Città del Capo aveva già dichiarato incostituzionale la norma, concedendo però al Parlamento dodici mesi per correggerla. La Corte costituzionale andò oltre. Il giudice Lourens Ackermann scrisse nella sentenza che la legge discriminava in base all’orientamento sessuale e violava i diritti all’uguaglianza e alla dignità. Invece di attendere il legislatore, la Corte inserì direttamente nella legge le parole mancanti. Da subito anche i partner in un’unione stabile tra persone dello stesso sesso ne avevano diritto.
Era la prima volta che la più alta corte del Paese si occupava del riconoscimento delle relazioni tra persone dello stesso sesso. E la prima volta che un tribunale sudafricano integrava direttamente una legge in questo modo.
Lo rese possibile la nuova Costituzione adottata dopo la fine dell’apartheid. Fu tra le prime al mondo a vietare espressamente la discriminazione basata sull’orientamento sessuale. Appena un anno prima la stessa organizzazione aveva ottenuto la depenalizzazione degli atti omosessuali. La sentenza divenne la base per molte altre. Passo dopo passo, negli anni seguenti le coppie ottennero in tribunale ciò che spettava loro: le prestazioni della cassa pensioni, l’adozione congiunta, il riconoscimento come famiglia.