La donna dietro «Ragazze in uniforme»
Scrisse uno dei primi classici lesbici del cinema. Nel 1944 Christa Winsloe fu uccisa insieme alla sua compagna.
Il 23 dicembre 1888 nasce a Darmstadt Christa Winsloe. Figlia di un ufficiale, perde presto la madre e finisce nel Kaiserin-Augusta-Stift di Potsdam, un collegio che deve abituare le ragazze nobili all’obbedienza e all’ordine. Quegli anni non la lasceranno più.
Dapprima prende un’altra strada. Contro la volontà della famiglia studia scultura a Monaco e si fa un nome con sculture di animali. Nel 1913 sposa lo scrittore ungherese barone Lajos Hatvany. Il matrimonio fallisce, e Winsloe comincia a scrivere.
Nel 1930 la sua pièce su un’allieva che si innamora della sua insegnante va in scena, prima a Lipsia, poi a Berlino con il titolo «Gestern und heute». Un anno dopo segue il film «Mädchen in Uniform», con un cast esclusivamente femminile. Il film viene proiettato in tutta Europa, negli Stati Uniti e persino in Giappone. Oggi è considerato uno dei primi film a mostrare l’amore lesbico con simpatia. Winsloe diventa famosa da un giorno all’altro.
Anche nella vita privata ama le donne. Con la giornalista americana Dorothy Thompson, che mette presto in guardia contro Hitler, viaggia negli Stati Uniti. Sotto i nazisti i libri di Winsloe finiscono nell’elenco delle opere indesiderate, e il film scompare dai cinema tedeschi. Aiuta perseguitati a espatriare e infine si trasferisce in Francia. Lì vive con la svizzera Simone Gentet.
All’inizio del 1944 le due si rifugiano a Cluny, in Borgogna. Winsloe vuole raggiungere la cognata in Ungheria. Ma il 10 giugno quattro uomini aggrediscono le due donne e le uccidono a colpi d’arma da fuoco in un bosco. Il capo sosterrà poi di aver agito su incarico della Resistenza: le due sarebbero state spie. L’accusa si rivela infondata. Eppure nel 1948 gli autori vengono assolti.
Di Christa Winsloe oggi si conosce quasi solo «Ragazze in uniforme». La sua stessa vita meriterebbe almeno altrettanto un film.