Il Parlamento approva l’unione registrata
Una legge arrivata troppo presto e rimasta comunque: come l’Ungheria approvò l’unione registrata nel 2007.
Il 17 dicembre 2007 il Parlamento ungherese approvò una legge che fece drizzare le orecchie ben oltre Budapest. Le coppie avrebbero potuto registrare la propria relazione come unione registrata, sia dello stesso sesso sia di sesso diverso. L’aveva presentata il governo socialista e liberale di Ferenc Gyurcsány. La maggioranza c’era, anche se non ampia.
L’unione doveva comprendere quasi tutti i diritti del matrimonio, dal diritto successorio alle imposte. Restavano esclusi l’adozione e il cognome comune. Per la regione era un passo notevole. Nell’Europa centro-orientale allora solo la Repubblica Ceca e la Slovenia conoscevano qualcosa di simile.
Eppure la legge non entrò mai in vigore. Un anno dopo, poco prima dell’avvio previsto, la Corte costituzionale la dichiarò incostituzionale. La motivazione sorprese: per le coppie eterosessuali l’unione si limitava a duplicare il matrimonio. Una soluzione solo per le coppie dello stesso sesso era invece ammissibile, anzi necessaria.
Il governo reagì rapidamente. Nella primavera del 2009 il Parlamento approvò una nuova versione, questa volta esclusivamente per le coppie dello stesso sesso. Da luglio 2009 possono registrarsi in Ungheria, e la Corte costituzionale ha poi confermato espressamente la legge.
Poi il vento cambiò. La Costituzione del governo Orbán, in vigore dal 2012, definisce il matrimonio come unione tra uomo e donna. Negli anni seguenti si aggiunsero altre restrizioni per le persone queer. L’unione registrata però è rimasta. Entro la fine del 2025 l’avevano scelta quasi milleottocento coppie, e il numero cresce da anni.
Così il 17 dicembre 2007 racconta un inizio che dapprima fallì, ma lasciò tracce che reggono ancora oggi.