Depenalizzazione nella Giornata dei diritti umani
Nella Giornata dei diritti umani il Parlamento del Bhutan cancellò dal diritto penale il divieto dell’amore tra persone dello stesso sesso.
Il 10 dicembre 2020 il mondo celebrava la Giornata dei diritti umani. Nel regno himalayano del Bhutan la data assunse un significato tutto particolare. In una seduta congiunta delle due camere del Parlamento, i deputati votarono per depenalizzare le relazioni consensuali tra persone dello stesso sesso. Sessantatré dei sessantanove membri dissero sì. Gli altri sei non votarono.
Fino ad allora gli articoli 213 e 214 del codice penale del 2004 punivano il «sesso contro natura». Secondo l’interpretazione corrente si intendeva l’omosessualità, punibile con il carcere fino a un anno. Non si conoscono condanne. Ma il divieto pesava sulle persone queer del Paese.
La strada verso il voto fu tortuosa. Già nel giugno 2019 l’Assemblea nazionale, la camera bassa, aveva deciso l’abrogazione. Il Consiglio nazionale, la camera alta, scelse un’altra via: lasciò l’articolo e vi aggiunse una frase secondo cui l’omosessualità tra adulti non è considerata contro natura. Poiché le camere non erano d’accordo, dovette decidere una seduta congiunta. Prevalse la variante con l’aggiunta.
«L’omosessualità ora non è più considerata sesso contro natura», disse a Reuters il deputato Ugyen Wangdi, vicepresidente della commissione congiunta competente. Per Tashi Tsheten dell’organizzazione Rainbow Bhutan il simbolismo era difficile da superare. Definì l’approvazione, proprio nella Giornata dei diritti umani, un momento importante per tutto il Paese.
Il Bhutan seguiva così altri Stati asiatici che avevano allentato il proprio diritto penale, tra cui la vicina India nel 2018. Dopo l’approvazione del re Jigme Khesar Namgyel Wangchuck, la modifica entrò in vigore nel febbraio 2021. Il Paese non prevede un riconoscimento giuridico delle coppie dello stesso sesso. La decisione fu comunque un segnale ben oltre il piccolo regno.