Il nuovo codice penale punisce l’omosessualità
Dal 13 dicembre 2024 in Mali l’omosessualità è reato. Una rottura con oltre sei decenni di storia giuridica.
Il 13 dicembre 2024 in Mali entrò in vigore un nuovo codice penale. A prima vista è una riforma che condanna tra l’altro la violenza di genere. Ma negli articoli sulle «offese al buon costume» c’è un’aggiunta che cambia radicalmente la vita delle persone queer nel Paese. Gli atti tra persone dello stesso sesso sono ormai considerati un reato contro la morale.
Il Mali rompe così con la propria storia. A differenza di molti vicini francofoni, come il Senegal o la Costa d’Avorio, all’indipendenza dalla Francia nel 1960 il Paese non aveva ripreso il divieto coloniale. Per oltre sei decenni il diritto penale maliano non conobbe alcuna norma contro l’omosessualità. Le persone queer non erano per questo al sicuro. Secondo Human Rights Watch, vaghi articoli sull’«oltraggio al pudore» venivano usati ripetutamente contro di loro.
La nuova legge però va oltre un semplice divieto. Commette reato anche chi approva, promuove o agevola l’omosessualità con parole, immagini o scritti, in pubblico come in privato. Si rischiano fino a sette anni di carcere. Che cosa sia esattamente una «promozione» resta indefinito. Proprio questa vaghezza spaventa attiviste e attivisti. «Viviamo tutti in una paura costante, ora più che mai», disse una persona a Human Rights Watch.
Dietro la legge c’è la giunta militare che governa il Paese dai colpi di Stato del 2020 e del 2021. Il ministro della Giustizia Mamadou Kassogué aveva in precedenza definito l’omosessualità «contro natura» e ne aveva annunciato la criminalizzazione. Il passo fu motivato con la tutela dei «valori tradizionali e morali».
Il Mali non è solo. Anche i governi militari del Burkina Faso e del Niger hanno avviato divieti simili. L’antropologo Christophe Broqua vi vede anche un segno di presa di distanza dall’Occidente. Per le persone queer del Sahel lo spazio si restringe sempre di più.