Sposati per cinque giorni
Sposati per cinque giorni: nel 2013, davanti alla più alta corte australiana, si infranse la felicità coniugale di trentuno coppie.
Il 12 dicembre 2013 a Canberra si infranse un breve sogno. La High Court, la più alta corte australiana, dichiarò all’unanimità invalida la legge sul matrimonio del Territorio della capitale australiana. Con ciò decaddero anche i matrimoni delle trentuno coppie dello stesso sesso che pochi giorni prima si erano dette sì.
Nell’ottobre 2013 il piccolo territorio della capitale era stato la prima parte del Paese ad approvare una propria legge sul matrimonio delle coppie dello stesso sesso. Per evitare un conflitto con lo Stato federale, aveva definito questo matrimonio come una forma distinta accanto a quella del diritto federale. Il governo conservatore di Tony Abbott si rivolse comunque subito al tribunale. Dal 2004 la legge nazionale sul matrimonio stabiliva espressamente che possono sposarsi solo uomo e donna.
Sabato 7 dicembre si celebrarono i primi matrimoni. Furono giorni pieni di gioia; alcune coppie ricevettero per strada le congratulazioni di sconosciuti. Poi arrivò la sentenza. Il diritto matrimoniale è di competenza federale, stabilirono i giudici, un territorio non può creare accanto un proprio matrimonio. L’intera legge era priva di effetto.
Per le coppie fu un duro colpo. Craig Berry, che aveva sposato il compagno Ulises Garcia, disse all’emittente ABC che avrebbe continuato a chiamare Uli suo marito. Il certificato di matrimonio lo avrebbero tenuto, e quel giorno speciale nessuno glielo avrebbe tolto.
Eppure la sentenza conteneva una frase che dava speranza. La Corte stabilì che il Parlamento federale aveva pienamente il potere di aprire il matrimonio alle coppie dello stesso sesso. La questione tornava così alla politica. Ci vollero altri quattro anni, un sondaggio nazionale per posta e un acceso dibattito prima che il Parlamento di Canberra approvasse il matrimonio egualitario nel dicembre 2017. Questa volta il sì valeva per tutto il Paese.