Dal codice penale all’unione civile
Prima vietato, poi riconosciuto: Cipro introduce l’unione civile, anche per le coppie dello stesso sesso.
Il 9 dicembre 2015 la Gazzetta ufficiale della Repubblica di Cipro pubblica una legge che molti attendevano da tempo. Con la pubblicazione, l’unione civile entra subito in vigore. Per la prima volta le coppie dello stesso sesso possono tutelare giuridicamente la propria relazione sull’isola.
La strada era stata in salita. Fino al 1998 valeva un articolo dell’epoca coloniale britannica che puniva con il carcere i rapporti sessuali tra uomini. L’architetto Alecos Modinos non volle accettarlo. Arrivò fino a Strasburgo, e nel 1993 la Corte europea dei diritti dell’uomo gli diede ragione: il divieto violava il suo diritto alla vita privata. Il Parlamento si prese comunque cinque anni. Solo quando il Consiglio d’Europa minacciò sanzioni cancellò l’articolo, pochi giorni prima della scadenza dell’ultimo termine.
Tanto più notevole è ciò che accadde dopo. Un giovane movimento portò nel 2014 il primo Pride a Nicosia, e i partiti si trovarono costretti ad agire. La Chiesa ortodossa fece apertamente campagna contro il progetto, e l’arcivescovo chiese una condanna inequivocabile dell’omosessualità. Ciononostante alla fine di novembre 2015 il Parlamento approvò con chiarezza, con trentanove voti contro dodici.
La legge è formulata in modo volutamente neutro. L’unione è aperta sia alle coppie dello stesso sesso sia a quelle di sesso diverso e comporta molti diritti del matrimonio, per esempio in materia di imposte, proprietà o in ospedale. L’adozione resta però esclusa. La prima coppia a registrarsi, nel gennaio 2016, furono due donne.
Oggi a usare il nuovo istituto sono soprattutto coppie eterosessuali. Ma per le persone queer il 9 dicembre segna una svolta. In meno di vent’anni un reato è diventato una comunione di vita riconosciuta dallo Stato. E sull’isola il dibattito sul matrimonio egualitario è cominciato da tempo.