«Fire» torna alla censura
Una coppia lesbica sugli schermi indiani: dopo gli attacchi ai cinema, il governo rimandò «Fire» alla censura.
Il 4 dicembre 1998 il governo indiano cedette. Il ministero dell’Informazione rimandò il film «Fire» di Deepa Mehta all’ufficio di censura. Lo stesso ufficio lo aveva autorizzato poche settimane prima senza un solo taglio.
Il film racconta di Radha e Sita, due cognate in una famiglia del ceto medio a Delhi. Entrambe vivono matrimoni senza amore, e tra loro nasce un amore tenero. Le interpretavano Shabana Azmi e Nandita Das. La regista, nata in India e residente in Canada, aveva già presentato il film nei festival internazionali nel 1996. Per l’India era inaudito. Per la prima volta una coppia lesbica era al centro di un film proiettato in cinema del tutto normali.
Per due settimane tutto rimase tranquillo. Poi sostenitori del partito nazionalista indù Shiv Sena assaltarono un cinema a Mumbai, ruppero vetrine e bruciarono manifesti. Poco dopo toccò a un cinema di Delhi. La loro motivazione: l’amore lesbico sarebbe estraneo alla cultura indiana, e per di più le protagoniste portavano nomi di dee induiste. Molti gestori ritirarono il film. Il governo reagì facendolo riesaminare.
Ma l’attacco ottenne l’effetto opposto. A Delhi donne lesbiche e loro alleati scesero in piazza, alcuni con cartelli con la scritta «Indian and Lesbian». Da quella protesta nacque la Campaign for Lesbian Rights. Mehta si difese inoltre in tribunale contro il ritiro. Nel febbraio 1999 l’ufficio di censura autorizzò di nuovo «Fire», ancora una volta senza tagli.
A posteriori la controversia è considerata il primo ampio dibattito pubblico sull’amore tra persone dello stesso sesso in India. Sarebbero passati ancora vent’anni prima che la Corte suprema abolisse il divieto previsto dalla sezione 377. Ma il silenzio era rotto.